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venerdì 15 aprile 2011

Corpo delle mie brame

Il business della chirurgia estetica
Per i chirurghi che si occupano dei ritocchi fisici è una pacchia: in America il guadagno annuo per tutti gli interventi specialistici di questo genere ammonta intorno ai 15 milioni di dollari. L’industria e il marketing e la pubblicità hanno fatto del corpo una gallina dalle uova d’oro. Basta nutrire un po’ di insoddisfazione per le forme del proprio aspetto e invidiare quello di una ragazza di copertina ed ecco che il problema s’invita a risolverlo, ricorrendo al ritocco estetico. 
Gli adolescenti sono le prime vittime di questo modo di pensare, o anche strategia di marketing. E così non vedono l’ora di rifarsi seno o labbra o naso pur di apparire come la tv, subdolamente, propone onde evitare nevrosi e disistima a livello personale e psicologico, e la condanna e la gogna unanimi da parte dei coetanei e del gruppo. Questa tendenza a modificare le proprie fattezze si riscopre anche in Oriente, dove le adolescenti si fanno rifare gli occhi e le palpebre all’occidentale, oppure si fanno addirittura allungare le gambe con particolari strumenti ortopedici di trazione. 
Questo fenomeno riguarda il 50 per cento delle ragazze, stufe dei propri occhi a mandorla o di non possedere delle gambe «tornite belle», come cantava un vecchio motivo canoro, e come la moda esige. Un altro fenomeno preoccupante sono poi l’anoressia e la bulimia, in cui cadono tantissime adolescenti, che si abituano in modo anomalo a rimettere il cibo ingurgitato pur di apparire sexy, più snelle possibile per fare colpo. La chirurgia estetica, dunque, alimenta un giro d’affari da capogiro, approfittando delle idiosincrasie degli adolescenti in particolare. 
L’aspetto fisico ha le sue priorità, certo! Il corpo deve apparire bello e affascinante! Ben vengano la ginnastica e la cosmesi, e, se necessario, l’intervento chirurgico, ma senza esagerare! Del resto, giustamente, gli antichi romani usavano dire: mens sana in corpore sano. Per l’appunto, come la mettiamo con la mente e con l’anima? Alla loro bellezza non ci pensiamo?
di Nicola Di Mauro; Tratto da DN, Febbraio 2011



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