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lunedì 28 febbraio 2011

"Santi" al Polo Nord

Vitale Grandin, Vescovo missionario del Polo Nord (1829-1902)




Da famiglia umile e religiosa

Vitale Giustino Grandin nacque l’8 febbraio 1829 a Saint-Pierre-sur-Orte, diocesi di Laval, ora diocesi di Le Mans, in una famiglia di agricoltori, di una profonda pietà cristiana, che non mancarono di inculcare a questo bambino il timor di Dio e la pratica delle opere di misericordia. Il parroco lo ammtte alla prima comunione all’età di 9 anni, mentre faceva aspettare gli altri ragazzi a un’età più tardiva. È sintomatico che nella sua infanzia, mentre pascolava il bestiame, recitava il rosario, leggeva le vita dei santi econtemplava estasiato la bellezza della natura.

Vocazione sacerdotale e missionaria
Attratto dalla vita sacerdotale gli venne incontro il vicario parrocchiale che, scorgendo in lui doti eccezionali si offrì a dargli lezioni di latino, perché i suoi genitori non erano in grado di pagare gli studi. Con l’aiuto di signore generose e del segretario del vescovo potè entrare nel seminario minore. Una volta arrivato al seminario maggiore, i formatori costatando la sua attrattiva per le missioni, all’età di 22 anni lo mandaronoa Parigi, al seminario delle Missioni Estere. Non trovandolo atto paer le Missioni dell’Oriente, sia il rettore che il confessore gli consigliarono di lasciare il seminario delle missioni. Nel 1851 entra nel noviziato dei Missionari Oblati. Ri prende gli studi a Marsiglia e viene ordinato sacerdote nell’aprile 1854 per partire immediatamente diretto alle missioni del Nord del Canada.

Esperienza dura e felice
Arriva a San Bonifacio il 14 di agosto 1854. Quella diocesi canadese era a quel tempo grande come l’Europa. Ciononostante contava solo12 sacerdoti missionari. Mons. Alessandro Taché, primo oblato canadese, lo accoglie con le braccia aperte e destina il giovane missionario alla missione della Natività ai bordi del Lago Atabaska, nella zona nord del territorio. Malgrado il freddo intenso, la carenza di tutto (lo soprannomineranno più tardi il vescovo pidocchioso) e l’enorme difficoltà per imparare le diverse lingue delle etnie degli amerindi da evangelizzare, visse un’epoca che ha sempre considerato come l’esperienza più felice della sua vita.

Vescovo missionario
Il suo zelo apostolico non passa inavvertito ai vescovi canadesi, che informarono per iscritto il Papa Pio IX perché, “dignissimus inter dignos” (il più degno tra i degni), fosse nominato vescovo coadiutore di San Bonifacio. A nulla servirono i mille motivi che il candidato addusse per evitare la nomina. Il 30 novembre 1859, nella chiesa della Ssma Tinità di Marsiglia fu ordinato per le mani di S. Eugenio, vescovo titolare di quella diocesi e Fondatore degli Oblati. Di ritonro al S. Bonifacio, nonostante una grave infermità che ne indebolì le forze, parte subito per le Missioni del Polo Nord, dopo 67 giorni di viaggio terrestre, fluviale e attraverso laghi immensi, arriva a Ile-à-la Crosse.


Costruttore di nuove Chiese
Lo zelo ardente di questo vescovo missionario, che affronta lunghi ed estenuanti viaggi in mezzo alla neve e al ghiaccio per annunziare il Vangelo di Cristo a quelle prime popolazioni, non tardarono produrre frutti, a tal punto che si giudicò opportuno dividere quell’immenso territorio in diverse diocesi e vicariati apostolici. Quando il vicariato di Saskatchewan si trasformò nella diocesi di Sant’Alberto, egli fu il primo vescovo. Era ammirato da tutti per il suo instancabile lavoro pastorale: costruì chiese, scuole, ospedali, case religiose e seminari.

Attività febbrile e costante unione con Dio
Ritornò in Europa per partecipare al Capitolo Generale della sua Congregazione religiosa e ne approfittò per percorrere Francia, Belgio e Germania, diffondendo dovunque lo spirito missionario per interpellare i giovani e raccogliere aiuti per le missioni. Il suo intenso apostolato avava minato a tal punto le sue forze che la Santa Sede decise di affiancargli un vescovo ausiliare. Tuttavia egli non rinunciò ai suoi molteplici impegni ed ebbe la soddisfazine di porre la prima pietra sia del nuovo seminario che della cattedrale. Lavorò instancabilmente, ma pregava anche molto. La morte lo sorprenderà precisamente mentre pregava. Rimpianto da tutti e ammirato per la santità di vita, spirò il 3 giugno 1902 all’età di 73 anni.

Tratto da:http://santioblati.weeby.com/venerabili.html




Per saperne di più:


E. Breton, omi, Vital Grandin, La merveilleuse aventure de “L’Evêque sauvage”, des Prairies du Grand Nord. Librairie Arthème Fayard, Paris et Montréal 1960. Frank J. Dolphin, Indian Bishop of the West. Novalis, Ottawa 1986. Francesco Trusso omi,  Vescovo dei Poveri. Editrice Missioni OMI, Roma.

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